La ricerca di canoni che permettano di stabilire le misure perfette di un corpo umano è una questione che preoccupa l’uomo fin dall’antichità.
Per misurare il corpo umano gli egizi presero come unità di misura il pugno della mano. In questo modo, un corpo perfetto doveva essere alto 18 pugni. Questa regola veniva applicata anche per misurare qualsiasi altra parte del corpo.
Sarà nella Grecia classica che comparirà un’unità di misura del corpo umano su cui si baseranno le attuali misure della cultura occidentale. Si tratta di uno studio sulla simmetria fatto nel V secolo a.C. dallo scultore Policleto e descritto nel suo trattato “Il Canone”.
Policleto usa come unità di misura la testa dell’uomo. L’altezza di un corpo umano perfetto deve corrispondere a sette teste. Così come per i pugni degli egizi, anche per Policleto la testa può essere utilizzata per misurare la distanza perfetta tra le spalle o qualsiasi altra parte del corpo.
“Il Canone” fu accettato dalla maggior parte degli artisti della Grecia e della Roma classica, e successivamente ha influenzato i grandi artisti del Rinascimento. In quel periodo ci fu un grande interesse per la cultura classica, e così anche le misure greche tornarono di moda.
Una delle rappresentazioni più conosciute del corpo umano risalente al Rinascimento è il famoso “Uomo Vitruviano” di Leonardo Da Vinci, uno studio anatomico che si basa sugli studi fatti sul corpo umano dall’architetto della Grecia Classica Vitruvio.
Le teorie dei greci su come rappresentare l’anatomia umana continuano a essere utilizzate anche nella nostra cultura occidentale.