BOLZANO – “Siamo a buon punto, però non ci basta. Sono tre anni che aspetto, posso aspettare ancora sei o sette mesi, ma a livello scientifico vogliamo avere la certezza totale”. Alex 

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Wada presenta nuovo documento

Le anomalie per il momento restano senza spiegazione. Perché il Dna nelle urine di Schwazer evidenzia valori così elevati, ma anche differenti? La Wada, invece, ha ribadito la regolarità delle analisi e durante l'udienza il perito Giardina ha clamorosamente presentato un documento del laboratorio di Losanna su un campione senza report di un prelievo effettuato nel 2016 e analizzato geneticamente nel corso del 2017. Tale responso avrebbe dato il risultato di 14.000 di concentrazione di Dna nell'urina, il che dimostrerebbe – secondo la Wada – l'inclinazione a valori alti dell'altoatesino.

La replica della difesa: “Un autogol”

Immediata la replica del legale dell'ex marciatore, Gerhard Brandstaetter che ha tuonato contro la Wada sostenendo che l'agenzia mondiale antidoping “si è fatta un autogol clamoroso, un boomerang”, oltre a contestare il documento, poiché presentato in una fase avanzata del procedimento. “Alex e il suo allenatore Donati meritano verità e giustizia – ha dichiarato l'avvocato Brandstaetter – Sono state perpetrate ai danni di questi signori delle ingiustizie che hanno rilevanza penale”.

Donati: “Dirò tutto se non mi mettono pistola in bocca”

Anche durante l'udienza Sandro Donati è rimasto a fianco di Schwazer: “Questa vicenda – ha commentato – sarà un punto di riferimento dal quale inizierà una nuova discussione ed il sistema antidoping dovrà cambiare profondamente. Si tratta di un sistema medievale che non garantisce gli atleti. Se si arriva alla fine chiederò il risarcimento. Se qualcuno non mi mette una pistola in bocca prima, spiegherò tutto”.

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