“Abbiamo mantenuto l'unità dei 27 Paesi membri dell'Ue e questo è il punto più importante della giornata odierna” ha poi commentato la cancelliera tedesca Angela Merkel.
La giornata scorre convulsa. I leader europei si trovano alle sei di pomeriggio all'Europa Building, il palazzo dei vertici di Bruxelles, dopo un pre summit organizzato dal premier belga, Charles Michel, con i big tra cui Merkel e Emmanuel Macron ma dal quale viene escluso Giuseppe Conte. Nel pomeriggio, dunque, Iniziano i lavori a ventotto, Theresa May ribadisce la richiesta di rinviare per una seconda volta la Brexit, fino al 30 giugno, per dare tempo alla politica inglese di trovare quell'accordo su come portarla a termine che non ha saputo fare in due anni e rotti di negoziati.
EU27/UK have agreed a flexible extension until 31 October. This means additional six months for the UK to find the best possible solution.
— Donald Tusk (@eucopresident) 10 aprile 2019
Gli europei accettano la proroga, accontentandosi dell'incerto negoziato con Corbyn per un accordo bipartisan che preveda la permanenza di Londra nell'Unione doganale capace di sbrogliare il nodo del confine irlandese (fino a pochi giorni fa erano disposti al rinvio solo per un referendum bis o elezioni politiche). Ma non i tempi: il termine proposto dalla premier inglese è troppo ravvicinato, lascerebbe altra incertezza in vista delle europee.
GUIDA SEMPLICE ALLA BREXIT
Merkel, con la maggioranza dei leader – tra cui Conte, con l'Italia terrorizzata dal rischio recessione in caso di no deal – offre il 31 dicembre oppure il 31 marzo 2020. Ma Macron si impunta: per concedere il via libera vuole condizioni durissime che garantiscano che in questi mesi i britannici, ormai con un piede fuori dalla Ue, non influenzino le decisioni dell'Unione. Dopo il presidente francese commenta: “L'accordo è il miglior compromesso”.
A #Brexit extension until 31 October is sensible since it gives time to UK to finally choose its way. The review in June will allow #EUCO to take stock of the situation -JM
— Joseph Muscat (@JosephMuscat_JM) 10 aprile 2019
Il rischio è che con un chiaro conflitto di interessi visto che poi, da paese terzo, le subiranno, gli inglesi boicottino le scelte europee, che le depotenzino sulle nomine ai vertici delle istituzioni dopo le elezioni di maggio oppure sul bilancio e sugli accordi commerciali internazionali. Esigenza in fondo avvertita da tutti i governi. Si negozia una soluzione, con le diverse esigenze dei leader che incontrano.
I leader intorno alle otto di sera congedano May – che si accomoda in una saletta vicino – e iniziano a negoziare nella lunga cena di Bruxelles. Peccato che le condizioni chieste dal presidente francese siano troppo forti, giuridicamente al limite, come quella di imporre a Londra di non nominare un suo rappresentante nella prossima Commissione europea pur essendo ancora membro dell'Unione.
The special European Council on #Brexit has started.
First off:
?? UK's Prime Minister May asks the EU leaders for possible Brexit extension.
?? Later, the 27 EU leaders discuss her proposal.
All details about the meeting ?? https://t.co/0y1W9ie2DJ #EUCO pic.twitter.com/4rcztPRsOB— EU Council (@EUCouncil) 10 aprile 2019
Macron si impunta e dice: allora meglio il rinvio breve, la Brexit al 30 giugno. Un modo per costringere Londra a una decisione e di dare un segnale agli elettori: pugno duro con nazionalisti ed euroscettici.
Alla fine, verso mezzanotte e mezza, arriva il compromesso tra i Ventisette: estensione fino al 31 ottobre, in modo da non avere un commissario inglese nel nuovo esecutivo comunitario che si insedierà proprio quel giorno. Così si evita anche che gli europarlamentari britannici, May e i ministri prendano parte ai decisivi voti sul bilancio dell'Unione europea 2021-2027, il pilastro finanziario e politico dell'Europa che verrà.
Resta salvo il fatto che se Westminster riuscirà a trovare un accordo su come portare a casa la Brexit, potrà recedere immediatamente prima di ottobre. E resta pure il fatto che se il 22 maggio sarà ancora nella Ue dovrà tenere le europee (contraddizione per un paese che due anni fa ha votato per il divorzio). Con clausola di revisione: se il Regno non avrà votato, il primo giugno sarà automaticamente fuori, con o senza accordo. Un modo per dare ragione a chi teme che i britannici non votino per Strasburgo e poi minacciando il no deal restino in Europa, mettendo a rischio illegalità il nuovo Parlamento (i trattati impongono che ogni partner vi sia rappresentato)
A quel punto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, lascia i leader e fa visita alla May, di blu vestita come Angela Merkel (una piccola astuzia per addolcire la Cancelliera?). La premier accetta la data, che in molti nel suo partito considerano troppo lontana, ma non è convinta dalla clausola di revisione a giugno e dalla richiesta di impegnarsi ad astenersi sulle decisioni che riguarderanno il futuro dell'Unione.
È l'una di notte e Tusk lascia la saletta della delegazione inglese. May si chiude con i suoi, sente le forze politiche di Londra e dopo un'ora, e qualche limatura al testo, accetta. Sono le due quando sempre Tusk rientra nel salone dove lo aspettano i Ventisette e dà l'annuncio.
A quel punto viene convocata la conferenza stampa finale, con Tusk e Jean-Claude Juncker (il presidente della Commissione Europea) che spiegano i dettagli dell'accordo. “Non sprecate questo tempo supplementare”, ammonisce il polacco. “È probabile che il Regno Unito parteciperà alla elezioni europee, potrà sembrare strano ma è così. Sono le regole, dura lex sed lex”, aggiunge il lussemburghese.
Intanto a Bruxelles e Londra, i leader e i politici (laburisti) che sperano in una cancellazione della Brexit gioiscono: non solo è stato evitato il no deal, ma spostare la catena permette ai remainers di far maturare i tempi per un nuovo referendum. Si vedrà.
May: “Ora lavorare per via libera Westminster
“Voglio che il Regno Unito lasci l'Ue il prima possibile” e questo “può avvenire anche prima del 31 ottobre” se Westminster approverà l'accordo di ritiro.
potrebbe essere uscito entro il 29 marzo se i parlamentari avessero appoggiato il suo accordo. “Ora dobbiamo lavorare tutti per ottenere la maggioranza in Parlamento e per dare seguito al risultato del referendum”. Lo ha dichiarato il primo ministro britannico, Theresa May, al termine del Vertice Ue.
“Se l'accordo sarà approvato nelle prime tre settimane di maggio, il Regno Unito potrà lasciare la Ue il 1 giugno”, ha aggiunto May, che domani interverrà in Parlamento e continuerà i colloqui con i Laburisti. “Non sarà facile – ha aggiunto – ma i parlamentari hanno il dovere di rompere lo stallo” su Brexit.
Ai giornalisti che chiedevano se non si senta di scusarsi con il popolo britannico per non aver rispettato i tempi della Brexit, May ha risposto di aver sottoposto per tre volte l'accordo al Parlamento, “saremo potuti uscire a gennaio”, ha sottolineato. “Ora lavorerò affinchè venga ratificato il prima possibile”. “Il Regno Unito continuerà a rispettare i suoi obblighi e il dovere di una sincera collaborazione con la Ue – ha concluso May – la scadenza adesso è quella di arrivare a Brexit entro ottobre”.
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