La sfida a valori e interessi e strategia dell'Unione è chiarissima e sfacciata, per molti motivi. Primo, perché l'idea di porsi il traguardo di emissioni zero entro il 2050 (idea di origini scandinave) era stata proposta a livello di Unione europea dal presidente dell'esecutivo europeo, l'ex premier liberal ed europeista polacco Donald Tusk nemico giurato della maggioranza sovranista clericale e autocratica al potere a Varsavia. Secondo, perché il no a una politica ambientalista rigorosa nei paesi membri dell'Unione europea è anche una priorità nelle proposte agli elettori formulati da partiti sovranisti in molti paesi membri dell Ue. Tra cui persino la Alternative für Deutschland (AfD) tedesca, nostalgica xenofoba antieuropea, con punte di antisemitismo e alleata in Italia della Lega di Matteo Salvini e in Francia del Rassemblement national di Marine Le Pen.
Terzo, la sfida è seria perché un no europeo ad ambiziosi obiettivi ambientalisti significherebbe automaticamente una maggiore e politicamente condizionante dipendenza energetica della Ue dalla Russia di Putin, che alterna offerte di forniture di petrolio e gas ed energia delle sue centrali nucleari spesso sporche a minacce come il dislocamento di nuovi euromissili superveloci puntati su Parigi, Stoccolma, Berlino, Roma e altri capitali dell´Europa libera. A queste ultime minacce hanno reagito finora solo le democrazie nordiche aumentando il bilancio della difesa e i contatti di Svezia e Finlandia neutrali con la Nato, e insieme accelerando i programmi governativi per l'energia pulita e il bando ai combustibili fossili.
Tra i leader di Viségrad – i quali hanno anche proposto il negoziatore Ue della Brexit Michel Barnier come prossimo presidente della nuova Commissione europea – solo la giovane presidente liberal-ecologista e anticorruzione slovacca, Zuzana Caputova si è espressa in toni di monito a favore di una decisione etica e svolta del gruppo di Viségrad invitandolo a fare suoi infine, con decisione, i valori costitutivi dell'Unione Europea. Gli autocrati polacco e ungherese, Jaroslaw Kaczynski e Viktor Orbán, e il premier-tycoon ceco Andrej Babis, hanno lasciato cadere nel vuoto il coraggioso appello di Zuzana che come militante anticorruzione lavorò insieme al reporter investigativo slovacco Jan Kuciak fatto assassinare dagli oligarchi corrotti, e che anche per questo ha trionfato ai due turni delle elezioni presidenziali a suffragio universale diretto nella dinamica Slovacchia.
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