La copertina del nuovo disco, ‘No. 6 Collaborations Project’
Ma insomma, è pur sempre un disco di Ed Sheeran, e la sua uscita era attesa in tutto il mondo. Italia compresa, dove il rosso si è appena esibito a Firenze e Milano. Due concerti che – oltre al talento musicale – avevano ribadito anche uno stile unico: voce e chitarra e nulla più, stop ai fronzoli, agli effetti speciali, ai colori ultravivaci, al fumo negli occhi (spesso anche in senso letterale) con cui le star della musica contemporanea abbindolano i fan, forse anche per fare notare meno la scarsa sostanza musicale. Ecco, ascoltando questo disco è tutt’altra cosa. Nel senso che i 22 amici qui presenti – che poi, poverino, sono star mondiali come Skrillex, Eminem, 50 Cents, Bruno Mars, Travis Scott, Chris Stapleton, Bieber – ci danno dentro con rap, trap, elettronica, campionamenti, giochetti da sala di incisione. E il risultato è un disco pienissimo tanto quanto sono scarni i live di Ed. Pienissimo di canzoni, 15. Pienissimo, appunto, di suoni. Pienissimo di parole: essendo buona parte degli ospiti rapper nelle varie declinazioni del genere, i testi sono dei veri flow, sterminati. E con lo stile del rap, di discorsi che diventano chiacchiere, cazzeggi, confessioni. A volte sono dei monologhi, o dei dialoghi. Così pieno, questo disco, da essere eccessivo, proprio perché alla fine le canzoni si assomigliano un po’ tutte e dopo un po’ prevale la noia. Si diversificano però la magnifica ballad Best Part of Me, con la cantautrice Yebba, e – a sorpresa – la delicatissima Way to Break My Heart in cui Skrillex non esagera affatto con l’elettronica. Ma forse bastava mettere la metà dei brani e tenere gli altri, chissà, per un eventuale No. 7 Collaborations Project.
Se poi la domanda è 'questo disco venderà', è difficile pensare al contrario. Anzitutto perché Sheeran venderebbe pure se mettesse in musica l’elenco degli iscritti all’albo professionale degli ingegneri. E poi perché il disco è fatto con molta astuzia: c’è qualcosa, o qualcuno, per gli amanti di ogni genere contemporaneo. Il rap su tutto, ma anche il pop e l’elettronica. ('Elettronica' è parola da intendersi in vari sensi. Chi ha uno smartphone provi a dire all’assistente vocale Alexa le parole 'Ed Sheeran': partirà subito un duetto del cantante proprio con la voce cibernetica in I Dont’ Care) Insomma, quasi un manuale Cencelli della musica. E d’altronde è nato con questo spirito, ma per accontentare un solo ascoltatore, Sheeran stesso: “L’ultima cosa che volevo era un’artista di cui l’etichetta mi dice 'devi lavorare con questa persona, ci devi lavorare e mettere insieme qualcosa…' quindi la mia regola è stata: se ce l’ho e lo metto su in macchina, ci lavoro. Ci sono moltissimi artisti importanti con cui avrei potuto lavorare, ma che non avrebbero avuto senso per me. È quasi più un disco per me”. Dopodiché già che c’è, perché non metterlo in vendita in tutto il mondo? Per lanciarlo, a Milano si sono inventati anche un pop-up store, un negozio che resterà aperto per pochissimo, fino a domenica 14. Al Mondadori megastore di piazza Duomo i fan possono scattarsi foto entrando nel video di I Don’t Care, comprare gadget ufficiali ed esclusivi, lasciare un messaggio al proprio idolo, cantare in karaoke. E gli artisti emergenti potranno anche esibirsi su un palchetto in cover indovinate di chi. Ovviamente voce e chitarra. Come l’Ed Sheeran che piace di più.
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