“Non c'è stato un minimo elemento in tre anni e mezzo di indagine che possa aver fatto ipotizzare la presenza in vita di Mario Bozzoli, che è stato ucciso” ha spiegato Pierluigi Maria Dell'Osso. “Le indagini hanno a lungo visto come baricentro i forni della fonderia, ma le dimensioni non sono compatibili con la distruzione di un corpo umano. La perizia dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo ha escluso il passaggio di un corpo umano nel forno”, ha aggiunto.
“Secondo la nostra ricostruzione Giacomo Bozzoli avrebbe portato fuori dall'azienda il cadavere dello zio nascosto in un sacco che si usava per le scorie, come ne erano presenti tanti in azienda. Per questo non ci sono tracce della vittima sull'auto utilizzata”, ha spiegato il procuratore generale di Brescia Dell'Osso, ” e non sappiamo dove possa essere stato portato il morto”.
La procura generale aspetterà i 20 giorni dati per legge agli indagati per decidere se farsi ascoltare, poi chiederà il rinvio a giudizio dei quattro. Spetterà ad un gup, in udienza preliminare, decidere se mandarli a processo. I due operai, secondo la procura, non avrebbero partecipato al delitto, “ma non hanno raccontato quanto crediamo abbiano invece in verità visto la sera in cui Bozzoli sparì”.
