
ROMA – Lucia Goracci è la vincitrice del premio Mario Francese, il giornalista siciliano ucciso 40 anni fa dalla mafia per le sue inchieste sull'ascesa dei “corleonesi” e i loro rapporti con pezzi della politica. A Paolo Borrometi il premio Giuseppe Francese, figlio di Mario, che della ricerca dei mandanti e degli assassini del padre fece una ragione di vita. Il premio Giuseppe Francese alla memoria è stato invece assegnato ad Alessandro Bozzo, il cronista calabrese morto suicida sei anni fa, protagonista del recente romanzo di Lucio Luca “L'altro giorno ho fatto quarant'anni” edito da Laurana. I vincitori del premio sono stati annunciati oggi pomeriggio a Roma da Giulio Francese, l'altro figlio del giornalista ucciso dalla mafia, e dal presidente nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Carlo Verna. La cerimonia di consegna è prevista sabato prossimo alle 10 al teatro Santa Cecilia di Palermo, proprio nel quarantesimo anniversario della morte di Mario Francese.
Goracci è stata premiata per “il coraggio di informare in terre di frontiera con lo sguardo rivolto sempre alle vittime dei conflitti”. Borrometi, vittima di violenze e intimidazioni mafiose e che da anni vive sotto scorta, è stato premiato come “protagonista di un giornalismo capace di scavare nell'intreccio tra mafia e poteri pubblici, senza mai piegarsi alle minacce”.
Bozzo, giornalista di Cosenza che si è dedicato a inchieste sul malaffare nella sua città, è stato premiato per “la coerenza e la passione per il giornalismo come ragioni stesse di una vita limpida, in un paesaggio civile, politico ed editoriale misero e soffocante”.
Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati dal direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento i risultati dell’indagine sui giovani e l’informazione in Italia. “La ricerca di Demopolis mostra come i giovani siano interessati al giornalismo e alla sua funzione fondamentale per una corretta informazione dei cittadini, con particolare riferimento al giornalismo di inchiesta – ha spiegato Carlo Verna – E’ una dato che ci conforta in
questa fase in cui abbondano fake news, linguaggi di odio soprattutto via web e dove si cerca di neutralizzare la funzione del giornalismo come “cane da guardia” della democrazia.
Secondo lo studio, il 95% degli under 30 italiani fruisce quotidianamente della Rete. E il 60% è di fatto sempre connesso ad Internet. L’indagine ha analizzato le variabili che orientano la dieta informativa dei giovani italiani tra i 18 e i 29 anni, focalizzando gli strumenti impiegati nel vissuto quotidiano per l’informazione, il multi-tasking e le aree tematiche di maggiore interesse per le nuove generazioni.
“La centralità delle Rete – ha spiegato il direttore di Demopolis Pietro Vento – incide in modo significativo sulle modalità di informazione delle nuove generazioni: il 75% entra in contatto con l’attualità attraverso siti web, portali e testate online. Considerato il contesto, i telegiornali, nazionali e locali, e i programma d’informazione in tv tengono le loro posizioni: li segue il 66% degli under 30. Sempre più centrale appare poi il ruolo di Facebook, Youtube e dei principali Social Network, vero e proprio incrocio di tutte le informazioni”.
Dei media italiani, a quasi i 2/3 dei giovani intervistati, non piace la faziosità dell’informazione politica; il 56% stigmatizza la scarsa obiettività, il 48% la superficialità di molte notizie. I media tradizionali sono comunque percepiti dagli under 30 come più affidabili rispetto ai Social Network: una simbolica rivincita, in questo caso, per la stampa tradizionale. Ma colpisce un altro dato nell’analisi Demopolis per l’Ordine dei Giornalisti: ad interessare di più chi ha meno di 30 anni sono per il 70% i fatti locali che avvengono nella propria città o regione. Ma anche, per i due terzi, l’informazione nazionale. Più bassa, poco sopra il 40 per cento, l’attenzione su quanto accade in Europa e nel resto del mondo.
Un altro dato appare estremamente significativo: il 73% dei giovani italiani riconosce oggi al giornalismo una funzione fondamentale o importante nel nostro Paese. Dall’indagine emerge infine un risultato di particolare interesse. “Il 70% dei giovani – ha detto il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – si dichiara interessato al giornalismo d’inchiesta e di denuncia. Le nuove generazioni lo vorrebbero più presente sui media italiani: ed è un dato che assume particolare valore in una giornata che ricorda l’assassinio in Sicilia del giornalista Mario Francese nel gennaio di 40 anni fa”.