La tecnica prevede tre fasi. In primo luogo la capsulasfrutta la sua forma, ispirata alla corazza delle tartarughe, per restare in equilibrio in modo da mantenere la posizione verticale che le permette di far fuoriuscire gli aghi contro la parete dello stomaco. La seconda fase consiste nello spingere fuori gli aghi, bloccati fino a quel momento da una struttura di vetro-zucchero dalla forma di un disco, fissata in modo da tenere fermo il meccanismo che trattiene gli aghi e sensibile all'umidità. Quando il vetro-zucchero comincia a sciogliersi, gli aghi vengono liberati. La terza fase, consiste nel somministrare il farmaco nella quantità programmata.
“Consideriamo questo risultato una prova della fattibilità della tecnica e adesso – ha detto Traverso – si apre un panorama molto ampio. Con la nuova tecnica, per esempio, si potrebbero somministrare farmaci di nuova generazione, come quelli a Dna e gli anticorpi monoclonali”. Al momento tutti i test, condotti su maiali e cani, hanno superato con successo l'impatto con l'ambiente davvero difficile dello stomaco, dall'acidità elevatissima e ricco di batteri capaci di degradare molto rapidamente ogni materiale biocompatibile.
A progettare la capsula sono stati Alex Abramson e Robert Langer, del Mit. Tutti i materiali con i quali è stata realizzata sono biodegradabili e gli stessi aghi sono fatti di insulina liofilizzata e compressa, per una quantità pari a 0,3 milligrammi, combinata con ossido di polietilene, una sostanza comunemente utilizzata in molti farmaci.