
Almeno una quarantina di fascicoli, su distinte ipotesi di reato e diversi uffici distinti degli ospedali e delle Asl. Che ora saranno strategicamente accentrati all’esame di un unico pool, ed esaminati in maggiore raccordo tra le varie sezioni eventualmente interessate, alla luce della ri-organizzazione varata dal procuratore capo di Napoli, Gianni Melillo. E intanto l’inchiesta sul sistema Di Vico-Dell’Accio, dopo i 6 arresti di due giorni fa, non rallenta qui, anzi.
“Avvisi” in arrivo
Mentre si punta ad accertare altri ed eventuali profili di responsabilità, dai prestanome delle società ai dipendenti della Ragioneria che sarebbero stati “reclutati” con una pioggia di buoni da pasticceria, per una parte di indagati non è escluso si vada subito verso il processo, con avvisi di chiusura indagini.
Accertamenti anche su professionisti coinvolti, oltre a medici ed ex manager che il giudice sospetta più o meno consapevoli della grave anomalia costituita da quella coppia-pigliatutto delle forniture, per tutti: Ospedale del Mare, Pellegrini, Loreto Mare,
Ascalesi, San Giovanni Bosco.
Dell’Accio, secondo le indagini della Tributaria della Finanza guidata dal colonnello Domenico Napolitano, riusciva infatti grazie a lei – ma celandosi dietro società di comodo con prestanome – ad acquisire ordinativi, in strumentazioni e prodotti elettromedicali, con ricarichi del 300 per cento e con vantaggi economici ingenti per la coppia ed i loro complici. Altri capitoli d’indagine- data la mole di materiale raccolto – sono destinati ad aprirsi. Anche se gli indagati, attraverso gli avvocati Alfonso e Guido Furgiuele, si dicono certi di poter dimostrare la loro estraneità alle accuse.
Sanità corrotta e gli altri pool
Sanità malata, di corruzione: appalti e amici influenti da una corsia all’altra. L’ufficio inquirente ha aperto giovedì uno squarcio apparentemente circoscritto ma assai emblematico (anche della carenza di controlli), con i sei arresti e i numerosi indagati dell’associazione per delinquere addebitata a Loredana Di Vico, superdirigente della Asl Napoli 1 Centro, e al suo compagno impenditore Vincenzo Dell’Accio. Ma l’episodio sembra solo un filone di un malcostume più diffuso: è quindi nato il pool uno dei sei – su Mani pulite nella sanità, coordinato dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli. Gli altri 5 si occuperanno di: ambiente e rifiuti; concessioni pubbliche; urbanistica, edilizia; appalti; politiche sociali e protezioni minori.
Le anomalie e gli eccellenti
I nomi di stimati medici e manager spuntano nelle carte, seppur per limitatissimi casi. Si tratta di richieste (nel caso di primari), o di autorizzazioni (nel caso di direttori generali) che sarebbero state eseguite in presenza di anomalie, tali da favorire la Di Vico. Tra le tantissime richieste di strumenti (legittimamente) avanzate, il gip si sofferma nei capi di imputazione per la Di Vico su due casi. Quello di Maurizio Postiglione, dirigente della Rianimazione al Loreto Mare che chiedeva con urgenza, l’autoclave al gas plasma (ma l’ospedale ha sempre avuto carenti strumentazioni). E quello di Maurizio Scoppa, generale ed ex commissario straordinario della Asl, per aver concesso un acquisto di quasi 50 mila euro «in assenza della attività istruttoria omessa dalla Di Vico». Casi che entrambi sono pronti a spiegare, per fugare ogni dubbio, da quel che si apprende, sulla correttezza del loro operato.
“Io prestanome, 1500 al mese”
Nell’inchiesta pesano le dichiarazioni di due dei prestanomi che, messi alle strette dalle evidenze investigative – dopo le perquisizioni dell’aprile 2017 non possono che raccontare di essere delle teste di legno. Uno di loro, Giovanni Ruggero, rappresentante legale dell’azienda coinvolta Maflamed, racconta: «Tre anni fa fui avvicinato dal mio amico d’infanzia Antonio Dell’Accio (padre del principale inquisito) che mi chiese di fare l’amministratore della società (…). Acconsentii e andammo da un notaio in via dei Mille». La Maflamed? «Mai me ne sono occupato». Il compenso?
«Niente, ad eccezione dei regali nelle feste natalizie». Un altro, Vincenzo De Vincenzo, fu coinvolto grazie alla mediazione di un commercialista, su cui si svolgono accertamenti: arrivò a incassare 1500 euro al mese.
“Tanti soldi lasciare l’Italia”
Racconta ancora De Vincenzo.
«Nell’anno 2004 il mio ex commercialista nonché amico Francesco Carafa mi propose di fare l’amministratore di una società per la vendita di prodotti medicali denominata Vicamed, in quanto un suo conoscente si stava separando dalla moglie e per motivi fiscali riteneva opportuno abbassare il reddito, mi rassicurò sull’opportunità in quanto tutto era lecito (…). A fronte di tale incarico, il dottor Carafa mi disse che avrei ricevuto un bonus di 500 euro al mese». Passa un anno, e i Dell’Accio lo posero «a regolare stipendio: 1500 euro all’anno».
Non è finita: «Nel 2015 ricevetti una nota dell’Asl Napoli 1 con la quale mi veniva richiesta la restituzione di 8 milioni di euro.
Preoccupato chiamai Dell’Accio che mi riferì che era tutto sotto controllo e stavano procedendo alla restituzione. A distanza di circa 7 mesi, venni poi contattato dai Dell’Accio i quali mi chiesero di andare nei loro uffici in via Quagliariello. In tale circostanza mi proposero la somma di 6/700mila euro per lasciare l’Italia e non tornare mai più.
Rifiutai tale proposta. Ad oggi, non ne capisco i motivi».
I dolci per impiegati infedeli
Due impiegati sarebbero stati corrotti e “pagati” con buoni periodici in pasticceria: valore minimo, 50 euro. Antonio Pace, impiegato della Ragioneria Asl, tiene costantemente aggiornata l’anziano Antonio dell’Accio, padre degli imprenditori, «delle evoluzioni concernenti il pagamento della fornitura relativa alla delibera del 2016».
Per la Procura, Pace riceveva buoni da spendere nella pasticceria. Stessa ipotesi per Gaetano Iorio, dipendente della Ragioneria della Asl Napoli 1 Centro: ma la Finanza, in un caso, dopo aver ascoltato intercettazioni telefoniche inequivocabili, aveva fermato Iorio e trovato la banconota intera da 500 euro che gli era stata consegnata da Dell’Accio.
“Tanti soldi? Per imbrogli”
Una telefonata dell’11 aprile 2017, cioè quando accuse e perquisizioni per i due indagati principali, Di Vico e Vincenzo Dell’Accio, sono state rese note.
Al telefono parlano Rosa De Petrillo, moglie di Rosario Dell’Accio, e sua madre.
Rosa: «Vabbè stamattina sono venuti a fare le perquisizioni a casa».
Madre: «E perché?».
Rosa: «So’ indagati… Enzo…».
Madre. «E Perché?».
Rosa: «Ma che ne so?».
Madre: « Gli imbrogli…».
Rosa. «Io non so niente, lo sai, io non so niente!».
Madre. «Gli imbrogli! Ma perché, Rosa tutti questi soldi: da dove escono? Va be’…».