Le figlie di Bruno Caccia, Cristina e Paola, in tribunale a Milano. Sullo sfondo, dietro le sbarre, Rocco Schirripa, condannato all’ergastolo per l’omicidio
I dubbi dei parenti di Caccia sono contenuti in una denuncia del 2014 nella quale si sosteneva, in sostanza, che il magistrato venne ucciso perché stava indagando su casi di riciclaggio di denaro sporco al Casinò di Saint Vincent: l'esposto aveva originato un'inchiesta a carico di Rosario Cattafi, avvocato milanese ritenuto vicino all'estrema destra e alla mafia siciliana, e del calabrese Domenico Latella. Per questo filone, tuttavia, il pm Marcello Tatangelo, ora non più a Milano, nei mesi scorsi ha chiesto l'archiviazione e i familiari di Bruno Caccia, rappresentati dal legale Fabio Repici, si sono opposti. Da qui la fissazione dell'udienza con il giudice che poi sarà chiamato a decidere se archiviare, disporre nuove indagini o l'imputazione coatta.
Rocco Schirripa
Nel frattempo, nel luglio 2017 è stato condannato all'ergastolo Rocco Schirripa come esecutore materiale dell'omicidio (non è stato ancora fissato il processo d'appello), mentre come mandante in via definitiva era già stato condannato in passato il boss della 'ndrangheta Domenico Belfiore. La Procura di Milano, intanto, ha anche iscritto nel registro degli indagati, come altro esecutore dell'uccisione, Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima Linea, sulla base delle dichiarazioni di un pentito: ma poi nelle scorse settimane il pm Paola Biondolillo ha chiesto l'archiviazione anche per questo filone di indagini. I familiari di Caccia si sono opposti ed è dunque attesa la fissazione di un'altra udienza davanti al gip.