La finestra per il lancio si aprirà alle 9.30 ora italiana dell’11 agosto, trasmesso in streaming dalla Nasa. Se dovessero esserci problemi al momento di accendere i motori, ci sarà tempo fino al 23 di questo mese per programmare un nuovo lancio.
·LA PIU' VELOCE
Il 'tachimetro' della Parker solar probe toccherà i 690.000 chilometri all'ora (quasi 200 al secondo) nelle sue ultime orbite attorno al Sole. Sarà la sonda più veloce mai inviata nello spazio. Un record che ancora appartiene a Juno, in orbita attorno a Giove.
Ma anche per arrivare al Sole sarà necessario accelerare parecchio. Parker, che pesa come una city car, appena 635 chili, sarà sulla cima di uno dei razzi monstre attualmente in commercio: il Delta IV Heavy della United Alliance con i suoi tre motori. “Sarà lanciata verso il Sole con un’energia enorme, 55 volte più grande di quella necessaria per raggiungere Marte” spiega la Nasa. Questo perché la Terra (e tutto ciò che contiene, compresa la sonda) viaggia molto veloce attorno al Sole: circa 107.000 chilometri all'ora.
Per lanciarla senza mancare l’obiettivo, bisognerà dunque lanciarla all’indietro rispetto all'orbita terrestre, annullando almeno un po’ questa velocità. Al momento di lasciare la Terra, avrà una velocità di circa 85.000 chilometri all'ora e comincerà a 'cadere' verso il Sole, orbitandogli attorno. Il resto della frenata sarà compito di Venere. Con sette passaggi ravvicinati sul pianeta in sette anni, Parker solar probe rallenterà e arriverà sempre più vicina alla nostra stella.
Il tour della sonda nel Sistema solare interno prevede un primo flyby su Venere a settembre, poi il primo passaggio al perielio (il punto più vicino al Sole, nella prima orbita) a novembre. Compirà una rivoluzione ogni 88 giorni, per 24 volte, fino a giugno 2025.
·IL MISTERO DELLA CORONA SOLARE
Parker solar probe raccoglierà dati per spiegare perché la corona solare è centinaia di volte più calda della superficie (due milioni di gradi contro 6.000): “È un assurdo dal punto di vista termodinamico – spiega Marco Velli, principal investigator del team al Jpl della Nasa – il Sole produce un vento che gonfia una bolla di particelle, la corona viene riscaldata da un'energia pari a quella di centinaia di milioni di bombe a idrogeno ogni ora ma durante le eruzioni più potenti si arriva a un equivalente di miliardi di bombe atomiche. A noi interessa capire come funzionano soprattutto le tempeste più grosse, quelle che possono minacciare gli astronauti in orbita o in viaggio nello spazio, ma anche danneggiare satelliti terrestri”.
È stata 'battezzata' in omaggio a Eugene Parker, l'astrofisico che per primo teorizzò l'esistenza del vento solare quasi 60 anni fa. Ora si va a fondo alla questione, con strumenti che ci permetteranno fare luce su questo fenomeno. In attesa di una nuova missione, targata Esa/Nasa, Solar Orbiter, in partenza nel 2019, che grazie anche ai dati di Parker ci aiuterà nelle previsioni meteo spaziali, sempre più necessarie per la nostra civiltà che ormai non può fare a meno delle tecnologie satellitari.
I suoi quattro strumenti saranno ben protetti da uno scudo termico. Fields, con cinque antenne, misurerà il campo elettrico e magnetico dell'atmosfera e il vento solari, la corrente di particelle che soffia costantemente. Wispr è la camera, l’unica a bordo. Scatterà le immagini delle eruzioni solari coronali (Coronal mass ejection, Cme) e getti che provengono dal Sole. Solar Wind Electrons Alphas and Protons investigation (Sweap) avrà il compito di 'contare' le particelle più abbondanti che arrivano dal Sole e misurarne la velocità e temperatura. Is-is (Integrated Science Investigation of the Sun (al centro dell'acronimo il simbolo scientifico del Sole) studierà invece la 'vita' delle particelle, da dove provengono, come sono state accelerate e come si muovono allontanandosi dalla stella verso lo spazio.
·LO SCUDO TERMICO
Un'altra delle tecnologie quasi fantascientifiche è quella dello scudo, che proteggerà gli strumenti dal calore immenso: un 'sandwich' di due pannelli di carbonio che racchiudono una schiuma dello stesso materiale. Due milioni di gradi potrebbero fondere qualsiasi materiale, la bassissima densità dell’atmosfera, però, rende tutto più sopportabile: “A quella distanza, circa dieci raggi solari, sarà comunque come avere 500 soli in cielo – continua Velli – lo scudo però dovrà essere sempre rivolto verso il Sole per proteggere gli strumenti con dei piccoli motori che dovranno tenerlo allineato”.
La durata della missione è stimata in sette anni, ma potrebbe prolungarsi. Quando la idrazina finirà, però, sancirà l'epilogo: “Succederà questo: quando il carburante che tiene allineato lo scudo terminerà, la sonda si ribalterà, lo scudo non proteggerà più gli strumenti e Parker solar probe morirà – conclude Velli – finirà come Icaro bruciando nel Sole”.
