ROMA. Arriva a poche ora dal successo di piazza San Babila, l'intervento di Walter Veltroni su Repubblica. E – come la manifestazione contro il vertice Salvini-Orban – sembra risvegliare l'opposizione. Riscaldare i cuori, come testimonia la classifica su #twitter, dove per tutto il giorno è sui trending topic. E innescare un dibattito tra i dirigenti.

Il primo a commentare le parole del primo segretario della storia Pd è Carlo Calenda, iscritto al partito da pochi mesi e finora molto critico sulle reazioni dei dem alla sconfitta elettorale. “Ottimo e interessante. Uno dei primi veri contributi di pensiero alla discussione sul futuro dei progressisti”, scrive su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico.

“Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che” al “disagio si rivolge” è “una definizione sbagliata. È destra, la peggiore destra”, scrive tra l'altro Veltroni. E a proposito della destra al potere osserva: “Definirla populista è farle un favore. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema. Altro che populismo. Qualcosa di molto più pericoloso”.

Un messaggio che viene commentato anche da un altro leader del centrosinistra, che negli ultimi mesi ha scelto di tenere il profilo basso sui tormenti del Pd: l'ex premier Enrico Letta.

Poche parole, ma pià che un endorsement.

Più sfumata la reazione di Sandro Gozi, renziano, ex sottosegretario agli Affari europei. “Sui valori e sul ruolo dei progressisti e dei riformisti mi ritrovo molto” ma io “credo che oggi l'alternativa non passi attraverso le divisioni fra destra e sinistra e che dunque sia necessario costruire un'alternativa nuova che unisca tutti i riformisti, i liberali e quanti non si ritrovano nella destra di Salvini e Di Maio o che si sono pentiti delle scelte fatte”. Per Gozi – e lo ripete da tempo – occorre andare oltre il Pse per rifondare l'Unione europea. “Occorre procedere sulla strada di En Marche”, come proposto da Macron.

Da una posizione molto diversa arriva il commento di Francesco Boccia, deputato Pd vicino a Michele Emiliano: “Dobbiamo aprire con le destre una battaglia seria su quale Europa vogliamo e sugli Stati Uniti d'Europa, ripartendo dalle cose ribadite anche oggi da Veltroni che sono totalmente condivisbili. Ma se continuiamo a fare i vedovi dei governi passati, difendendo questa Europa, vuol dire non aver capito nulla su dove il Paese sta andando. Noi siamo quelli che vogliono più Europa, loro vogliono amputarla, in mezzo i conservatori tedeschi e gran parte del PPE che difende l'assetto attuale oggettivamente indifendibile”.

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