È un sospiro di sollievo per i brexiter e alla premier, che l’ha scampata ancora una volta: gli “indicative votes” non sono vincolanti, ma May non avrebbe potuto ignorare l'indicazione di un Parlamento se questo per la prima volta avesse sostenuto a maggioranza un piano alternativo sulla Brexit. Ma è comunque un sollievo che dura poco. Ora che cosa farà Theresa May? Domani, martedì, la premier terrà un consiglio dei ministri fiume: cinque ore invece delle solite due/tre, un inedito. May e l’esecutivo dovranno decidere come rispondere allo stallo sempre più profondo. Il partito conservatore rimarrà unito per un altro po’ di tempo, ma il tempo stringe perché entro il 12 aprile, anzi il 10 (data del Consiglio europeo straordinario) Londra deve decidere cosa fare: chiedere un ulteriore rinvio (che l’Ue concederebbe solo in cambio di nuove elezioni o un secondo referendum), uscire con il pericolosissimo No Deal (cioè senza accordo, con conseguenze probabilmente pesanti per l’economia e per il confine irlandese) oppure nel frattempo farsi approvare dalla Camera dei Comuni il tormentato accordo di May e Ue sulla Brexit, piano che dovrebbe tornare alla carica in questi giorni in aula come ha detto a caldo il ministro per la Brexit, Steve Barclay.
Il problema è che gli (ex?) alleati unionisti nordirlandesi e una ventina di ribelli conservatori sono irriducibili e non cambieranno idea sull’accordo della premier. Per questo un No Deal (la pericolosa uscita dall’Ue senza accordo dopo il 12 aprile), seppur “controllato”, è più probabile, anche perché le elezioni europee (automatiche in caso di un ulteriore rinvio lungo) non le vuole proprio nessuno. Gira voce a Westminster che sarebbero almeno 200 deputati conservatori e oltre metà governo May tentati da questa soluzione estrema: tagliare il nodo e via, verso lo strapiombo del No Deal. L’Europa già minaccia: così il conto da pagare sarà di 10 miliardi. Intanto, ieri una decina di attivisti del gruppo radicale ambientalista Extinction Rebellion si sono spogliati alla Camera e si sono incollati ai vetri contro il cambiamento climatico. Anche questo non si era mai visto prima a Londra.
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