
“Succede all'improvviso. Riviviamo gli attimi terribili sotto le macerie: il buio, le urla e la paura di non essere trovati. Il crollo del ponte di Genova ci ha cambiato: prima eravamo vivi. Ora, con cicatrici e interventi, combattiamo per sopravvivere al mutuo, alle tasse, al lavoro che non vogliamo perdere e ai clienti che se ne vanno. Nessun aiuto dal governo e da Autostrade, solo promesse e chiacchiere. Non siamo vittime di serie B, non devono dimenticarci”. Natasha Yelina, 44 anni, ed Eugeniu Babin, 35 anni, sono sopravvissuti alla tragedia del ponte Morandi. Erano partiti in auto da Santa Maria Capua Vetere, la città in cui vivono insieme da 13 anni, per andare in vacanza in Francia. Ma il 14 agosto sono precipitati con le altre vittime al momento del crollo. Si sono salvati per miracolo. A distanza di quasi quattro mesi, lanciano un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Lei di origine ucraina, lui moldavo, la coppia è molto conosciuta in provincia di Caserta. Eugeniu e Natasha, infatti, tre anni fa hanno investito i propri risparmi per comprare il negozio da parrucchiere in cui lavoravano come dipendenti. A giugno scorso, inoltre, hanno comprato casa. “Eravamo felici, stavamo realizzando i nostri sogni, ma adesso stiamo perdendo tutto – si dispera la donna – . Non riusciamo a lavorare e a gestire la vita come prima. Io non cammino neanche da sola, la gamba non ha ancora recuperato sensibilità: ci vorrà un anno di riabilitazione. Come faremo con il mutuo e un figlio all'università?”.
Rabbia e paura di non farcela. La voce ogni tanto si ferma. “Siamo vittime di un disastro assurdo – prosegue – per di più siamo stati abbandonati dal governo e da Autostrade. Servono fatti. Nessuno ci ha contattato, siamo piccoli artigiani, ed Eugeniu non riesce a lavorare come prima: ha avuto due interventi alla colonna vertebrale e i clienti stanno andando via. Ma siamo grati alla gente della città che ci ha accolti come figli”. L'acconciatore vede gli sforzi di una vita andare in fumo: “Lavoro da oltre 10 anni in Italia, non mi sono mai fermato e ho pagato sempre le tasse. Un giorno sono andato in vacanza ed è crollato il ponte… E la colpa di chi è? Errore umano? Che significa? Per me la colpa è sia di Autostrade che dello Stato. Le vittime – sottolinea Eugeniu – sono tutte uguali ma noi, che non siamo di Genova, siamo stati dimenticati. Eppure non viviamo più, come gli altri: andare in auto è una tortura, davanti a un ponte o in una galleria ci torna il panico”.
L'acconciatore non riesce a sostenere i ritmi di lavoro di prima e ha invano chiesto di poter sospendere il versamento dei propri contributi nel periodo della malattia. “Servono aiuti speciali, non possiamo aspettare i tempi del processo – conclude Natasha – abbiamo investito tutta la nostra vita in quel negozio, non vogliamo chiudere. Siamo venuti in Italia per una vita migliore, ci siamo integrati. Prima di fare un passo, il governo deve mettersi nei nostri panni e capire che chi sta male deve concentrarsi sulla propria salute serenamente. Autostrade ha più volte detto che darà un risarcimento alle vittime: quando? Noi abbiamo un handicap fisico e morale, questa è una grande tragedia. Abbiamo visto morire delle persone, siamo dei sopravvissuti: bisogna essere più leali con le vittime”.