PER ORA il metallo batte il pop. O meglio, il Pep. Anche se Klopp, seguace della musica con le marce alte, allena a Liverpool che è la culla dei Beatles, mentre Guardiola produce schemi, movimenti e una diversa concezione del calcio tra le strade degli Oasis ma anche dei Joy Division, Smiths. Domani all'Etihad Stadium (ore 21) è in ballo il futuro a breve termine in Premier League, con i Reds in fuga, sette punti di margine sul City, che ha ricominciato a far punti a Southampton dopo l'inattesa eclissi di dicembre. Ritmo, accelerazioni, la furia del Liverpool contro il palleggio, i triangoli, i terzini che diventano mezzali dei rivali di Manchester.

Capodanno, l’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp si scatena in discoteca

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Il calcio inglese al meglio della sua evoluzione per la partita dell'anno. Nel 2018 hanno centrato 88 punti a testa, con differenza reti (+2) in leggero vantaggio per i Citizens. Solo il Tottenham ha provato a tenere il passo, a tre punti, poi, a canyon di distanza, ci sono Manchester United e Chelsea. Ma per Pep ci sono solo 90 minuti e spiccioli per iniziare a colmare il gap, oppure abituarsi all'idea di abdicare in Premier, dopo aver guidato il torneo sino a dicembre. Poi, tre sconfitte in cinque turni, in 20 giorni, l'imponderabile (la scorsa stagione, quella dei 100 punti, solo due stop), i nove successi in fila dei Reds, i sette punti di svantaggio. E le maledizioni del catalano verso il rigore sbagliato da Mahrez, nel finale della partita d'andata, 0-0: il City era avanti in classifica, un successo avrebbe indebolito le ambizioni di Klopp. E invece.

CITY, IL BIS PER LA GLORIA DI PEP
Per il tecnico spagnolo Klopp – l'unico top manager che vanta uno score positivo nei precedenti contro di lui – è l'ostacolo verso la grandezza. E che ostacolo: il City da più di una stagione soffre il Liverpool come nessuno, si avvertono ancora tracce emotive del 4-3 di Anfield nelle prime fasi del 2018, con gli uomini di Guardiola presi a pallate per oltre un'ora, consumati nelle loro certezze, prima di due gol nel finale che resero avvincenti i minuti di recupero. Per il catalano è indispensabile riconfermarsi in vetta alla Premier League a primavera inoltrata (o meglio ancora, vincere la Champions League..) per lasciare il segno anche nel calcio inglese, come fatto al Barcellona un decennio fa e in tono minore anche al Bayern Monaco, forse impresa più alla portata per il ridotto livello di competitività della Bundesliga rispetto alla Premier. E con ogni probabilità il bis in campionato passa per la sfida di domani sera all'Etihad Stadium: se i Reds vincessero la gara, con un vantaggio per la prima volta in doppia cifra nel torneo, sarebbe complesso prolungare il duello sino alle battute finali. Anche per questo motivo nei giorni precedenti Pep si è messo in discussione, definendo il Liverpool miglior squadra al mondo e chiedendo al nuovo anno conferme sulle sue qualità da top manager al City. La sua ossessione non è vincere, ma lasciare un'impronta, la traccia della sua potenza. E un solo titolo, anche se con 100 punti, non basta.

APPLAUSI MA ZERO TITULI PER JURGEN
Il tedesco sinora ha ricevuto complimenti senza sollevare nessun trofeo ad Anfield. E lo ha ricordato lui stesso alla stampa, nelle scorse settimane. Certo, i Reds non erano così forti da quasi 30 anni, dall'edizione della First Division vinta con Kenny Dalglish in panca e con 40 reti della coppia Ian Rush-John Barnes. Il suo tridente, Salah-Manè-Firmino è addirittura superiore, la fase difensiva – otto gol subiti in 20 gare, 12 volte con porta inviolata – è tra le migliori d'Europa, la squadra gioca a un ritmo insostenibile per 65-70 minuti, prima di scendere di giri, con gli avversari seminati e senza possibilità di rientro. Ma soprattutto il calcio di Klopp, intrecci di ossessione e avanguardia, formato attraverso il Mainz, il Borussia Dortmund, è maturo, pronto per l'incoronazione, dopo la finale di Champions League perduta la stagione passata con il Real Madrid. Ma per la corona serve uscire imbattuti dall'Etihad.

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