???? La #EspañaViva hace historia y demuestra que el cambio es posible. La Reconquista comienza en tierras andaluzas y se extenderá en el resto de España

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— VOX Noticias ???? (@voxnoticias_es) 2 dicembre 2018

È la prima volta dalla fine della dittatura di Francisco Franco che l'estrema destra entra nelle istituzioni regionali in Spagna. E per Vox, in termini quantitativi, 12 deputati sono il miglior risultato di sempre, a 36 anni dall'uscita dal Parlamento del suo fondatore Blas Pinar, deputato dal 1979 al 1982. L'affluenza alle urne è stata molto bassa. Alle 18 aveva votato il 46,47% degli aventi diritto. Caso unico in Europa, in Spagna non c'era ancora una forza di ultradestra; non c'era nulla alla destra del Partido Popular o dei liberali di Ciudadanos. Adesso quel partito c'è, e ha l'espressione crucciata del suo condottiero, Abascal.

Vox – nel senso di “la voce del popolo” – esiste da soli quattro anni, ma negli ultimi mesi è balzato da tremila a 11 mila iscritti. Nel menu del loro credo politico c'è un po' di tutto, dall'abrogazione delle leggi sulla Memoria storica che riabilitano le vittime del franchismo alla sospensione dello spazio Schengen.  Dal taglio delle tasse alla cancellazione della legge sulla violenza di genere; dalla deportación – è il termine utilizzato nel documento – degli immigrati clandestini nei Paesi d'origine alla riforma della legge sull'aborto.
 

Dal divieto degli uteri in affitto alla fine del finanziamento pubblico dei partiti, passando per un nuovo trattato Ue in linea con le ricette del “gruppo di Visegrad”, cioè il cartello anti-Bruxelles dei governi Est-europei con cui flirtano tanto Salvini che la Le Pen. Durante le precedenti tornate elettorali, Vox non è mai riuscito a superare lo sbarramento che gli avrebbe permesso di piantare qualche bandierina in parlamento.

Oggi gli assegnano tra l'1,5 e il 3 per cento dei consensi, fra trecentomila e mezzo milione di voti. I suoi primi seggi potrebbe conquistarli. Nell'attesa il partito si è regalato una nuova sede nell'elegante quartiere di Chamberí. Chi paga? I militanti. Quote e donazioni per 1,2 milioni di euro.
 

Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:. Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.