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Il materiale delle meraviglie è fatto da un polimero a basso peso molecolare noto come polietere-tiourea, in cui le molecole sono tenute insieme da un gran numero di legami a idrogeno, un tipo di legame chimico più debole ma al tempo stesso anche più dinamico di altri, come per esempio i legami covalenti. Il più classico esempio dei legami a idrogeno è quello presente nell’acqua o nelle molecole di Dna. Oltre a questo il materiale ha una particolare configurazione di questi legami a idrogeno (a zigzag), che non induce la cristallizzazione.

Caratteristiche che nel complesso lo rendono resistente ma anche capace di autoripararsi. Bastano appena una trentina di secondi, a temperatura di 21 °C e una leggera compressione, spiegano gli autori. Una scoperta capitata per caso, mentre Yanagisawa era al lavoro per lo sviluppo di colle, riferisce la giapponese Nippon (Nhk), raccontando come vetri fatti con questo materiale potrebbero essere riparati per compressione.
 
Dalla colla al polimero autoriparante dunque, ma il passo più intrigante è quello però che potrebbe trasportare il nuovo materiale direttamente sugli smartphone di tutto il mondo, candidandosi magari alla creazione di schermi estremamente facili da riparare. In realtà, la novità presentata su Science non riguarda tanto le capacità di autoriparazione – gli stessi ricercatori ricordano come siano già stati sviluppati materiali del genere, morbidi e deformabili – quanto piuttosto la possibilità di farlo a temperatura ambiente.